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04/02/2017, 18:47



Deja-vù


 24/25 febbraio 2017 ore 21:00



Compagnia Uscite d’emergenza - Roma 
Danza Contemporanea e Teatro Danza 
con Davide Romeo - Arianna Rinaldi - Marco Cappa Spina

"L’amore non può nascere che dall’oscuro desiderio che è in noi stessi di ripetere le sconfitte infantili. L’amore comincia quando ci accorgiamo di aver sbagliato ancora una volta".
E. Flaiano
La Stanza che fa da scenografia allo spettacolo é la proiezione di una mente umana, capace di immagazzinare schemi relazionali complessi e tirarli fuori nel momento in cui siamo noi, in prima persona, ad attivarli e viverli. Spesso i nostri meccanismi interni ci permettono di rivivere questioni irrisolte dei nostri genitori o delle persone che amiamo semplicemente riproponendo e rimettendo in atto gli stessi schemi e drammi che ci sono stati imposti. I tre danzatori corrispondono a tre tipologie di personalità. Si relazionano fra di loro costretti dalla stanza chiusa e dagli oggetti che essa nasconde nel suo apparente ordine. Il risultato é il caos. La perdita totale del controllo. Forse inconsapevole. Le tre figure sono proiezioni interne o figure esterne e reali? Lo spettacolo si evolve attorno quest’ambivalenza dei personaggi. Schemi anche loro di una mente disordinata? O semplici dinamiche che si complicano attraverso l’interazione con la stanza?
Nella perdita totale del senso di interno o esterno ognuno si può rivedere in uno o in tutti i personaggi, gli oggetti e la stanza stessa. Il tutto è ambientato nei favolosi anni ’60, corredato da una travolgente colonna sonora e dalle frasi provocatorie di Ennio Flaiano, scrittore di quegli anni così densi di entusiasmo e di voglia di rivoluzione.
Le numerose interazioni col pubblico, che non è un semplice spettatore ma diventa parte degli eventi narrati e coinquilino dei danzatori nella stanza, rendono questo spettacolo unico e frizzante. Il finale ambiguo lascia gli spettatori sospesi e liberi di interpretare gli schemi relazionali imposti dal nostro passato come parte costitutiva di noi stessi o come una catena che ci lega ad un destino sempre uguale.


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