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26/03/2015, 10:29





 



È arrivata anche per me
l’ora di scrivere qualcosa, lo faccio perché ancora ci penso e sorrido rivedendo un’immagine che è un ricordo che stenta ad andare nell’archivio delle cose belle che succedono al sesto piano. Domenica mattina bussi, chiedi permesso e ti ritrovi in una stanza dove ci sono due piccolissimi e un fratellino scocciato di stare lì. Il primo piangente tra le braccia di mamma con il fratello che lo guarda tra il curioso e il "smettila che questi mi piacciono", il secondo sul letto, che vedo sempre troppo grande e pieno di cose che con i bimbi c’entrano poco, con la mamma seduta al fianco che ci guarda e sorride ma non si sposta di un millimetro, ci dice solo:"È troppo piccolo".
Veniamo rapiti dal fratellino scocciato che gioca con noi e con papà, le rispettive mamme ci guardano e sorrido e anche il piangente ammalato inizia a calmarsi, io però non riesco a fare a meno di continuare a guardare il bimbo la cui mamma ci ha garbatamente allontanato. Sta li sul letto calmo a guardare il tetto, mamma lo solleva per farci vedere ma sembra non fregargliene molto di quello che stava succendo in stanza e quindi di nuovo giù a guardare il tetto. Finiamo la gag, prendo un po’ in giro la ragazza del progetto di volontariato per coinvolgerla, Apollo mi segue in questo, lei credo mi odi ancora. Prima di andare via tiro fuori le girandole e le do una per bimbo e inizio dal bimbo che guarda il tetto, il tempo di finire di distribuirle e fare la solita scena con Apollo che non sa farle girare mi chiama la mamma del bimbo che fissava il tetto, mi fa:"Guarda!".Il piccoletto stava ridendo come un pazzo, tremando con la sua bocca spalancata e senza denti, fissava la girandola e mamma che ci soffiava sopra, prendo un attimo la girandola e ci soffio sopra pure io e il nano diventa serio per un secondo e poi si incanta e con la bocca sdentata ancora più aperta ride sgambettando. Chiedo: "quanto ha?" (lo so che non si fa ma mi scappa ogni tanto) la mamma capisce "che cosa ha?" E mi dice la patologia, mi rivolgo al bimbo e gli dico:" mamma non ci sente dimmi tu quanti mesi hai?" Finalmente anche la mamma scoppia a ridere. Sono stati due o tre minuti ma ho vissuto un’eternità e penso ancora a quella microscopica bocca senza denti che sembrava una voragine di gioia.
Dora Muridda


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